Oggi l’Elefante Festival del tempo lungo pubblica su Medium, canale pensato proprio per i longform, gli articoli e gli interventi approfonditi, una bellissima inchiesta di Gianni Belloni, giornalista e componente di LIES – Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale. Una inchiesta che ripercorre la storia, spesso misconosciuta dagli stessi padovani, della Zona industriale di Padova – la Zip – e dipana i fili del suo presente e del suo futuro possibile.  Una vicenda locale? Non troppo, perché la storia della Zip è la storia di tante aree di sviluppo e del loro difficile (ma necessario) ripensamento secondo una logica nuova, davvero di tempo lungo, capace di generare futuro. Abbiamo fatto tre domande a Gianni.

Cosa ti ha spinto ad occuparti della storia della Zona industriale di Padova?

Tra le 1200 e le 1500 persone, decine e decine di famiglie, sono state espropriate, le loro case abbattute per far posto alla zona industriale. Stiamo parlando di un processo sociale devastante, durato quarant’anni, attorno al quale in questa città è piombato il silenzio. Ho potuto intervistare alcuni dei vecchi espropriati, raccogliere le loro storie. E’ un capitolo della storia di Padova su cui occorre far luce.

Perché rievocare una cosa accaduta del passato e che ormai riguarda solo qualche anziano?

Per un dovere civile, per prima cosa. E poi perché l’attuale crisi della Zona industriale richiede di guardare indietro, a quello che in nome di quella modernizzazione è stato sacrificato. Per capire come uscirne.

E perché il titolo “Torneranno i prati”?

In effetti può suonare come un minaccia. A Detroit, l’ex capitale dell’automobile negli Stati Uniti, i prati sono tornati, nel senso che la città ha perso, dagli anni ’50, il 70% degli abitanti e interi quartieri sono stati abbandonati. Ma i prati potrebbero tornare governando un processo, non assistendo a una caduta.

Guardare indietro per guardare avanti?

Sì. Le logiche che hanno portato a distruggere quel territorio sono sorpassate, ora dobbiamo immaginare altro. Ad esempio, poniamoci una domanda: sono state allontanate le produzioni dalle residenze quando le produzioni erano inquinanti. Se le produzioni non lo fossero (quasi) più ha ancora senso questa frattura? E’ possibile restituire complessità a quell’area integrando residenza, agricoltura, produzioni?